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Pensiamo la nostra città come una comunità di comunità; la pensiamo plurale, libera, aperta ed informale. Plurale perché le differenze e le diversità sono una ricchezza nella coltivazione dell’umanità di ogni uomo; libera perché diverse sono le vie per cercare la verità, aperta perché disponibile a scoprire cos’è l’altro, senza necessariamente sapere dove questo ci porterà; informale perché la rigidità, l’utilitarismo, la competizione rendono disumane le nostre città.

Qual è la via per costruire insieme comunità così fatte, comunità in cui le persone si sentano legate in una fusione degli orizzonti, in un destino comune? In questi cinque bellissimi anni di “Lib(e)ri a Ragusa” abbiamo fatto esperienza che questo percorso di costruzione di comunità è possibile e che la base di tutto è la comunicazione. Attraverso le tante forme di comunicazione è possibile elaborare un modus co-vivendi per trasformare in risorsa e ricchezza la varietà culturale delle città.

Lib(e)ri a Ragusa è un camminare insieme nelle tante vie e piazze delle comunicazione: libri, musica, teatro, canto, video, quadri, cibo. Esistono a Ragusa, ed è un bene, diverse rassegne di librarie. Lib(e)ri a Ragusa, che è arrivata alla sua sesta edizione, ha una sua propria specificità ed una sua originalità. Nel senso di essere origine e sorgente, zampillio minimo che però permette al fiume di diventare tale.

Lib(e)ri a Ragusa è la roccia su cui tanta produzione culturale può fondarsi e crescere perché permette alla città di parlare attraverso i libri degli autori delle nostre comunità, perché ci consente di capire come leggiamo il mondo dal nostro angolo di terra; perché ci spinge ad offrire al mondo la nostra diversità e contribuire ad evitare l’uniformità a cui la globalizzazione ci spinge.